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Ponte Mammolo

Ponte Mammolo è il nome del ventinovesimo quartiere di Roma, indicato con Q.XXIX.
Si trova nell’area nord-est della città.
Il quartiere di Ponte Mammolo (per alcuni denominato quartiere Rebibbia in relazione alla Torre di Rebibbia e non tanto all’omonimo carcere) sorge a partire degli anni ’20 senza seguire piani preordinati dal punto di vista urbanistico.

La zona di Ponte Mammolo risulta importante per la presenza dei resti dell’antico ponte romano e del ponte moderno costruito da Pio IX come viene testimoniato dalle colonnine poste sul ponte. In questo quadrante bisogna segnalare anche la presenza del Casale de La Vannina o di Rebibbia e le contigue cave di tufo (Via di Ponte Mammolo).

Storia

Prende il nome dal ponte romano del V secolo, chiamato pons mammeus, forse da marmoreus. Altra ipotesi è che mammeus si riferisca a Giulia Mamea, la madre di Alessandro Severo.

I resti del ponte si trovano sull’Aniene, al IV miglio della via Tiburtina, lungo il vecchio percorso. Durante i periodi di magra del fiume sono ancora visibili i resti in tufo dei piloni che sostenevano il ponte, fatto saltare nel 1849, ma fu poi ricostruito, come lo conosciamo oggi, nel 1871 nel sito che si trova a 400 m. più a sud rispetto al vecchio ponte di epoca romana.
Sui piloni del ponte passa oggi l’acquedotto dell’Acqua Marcia. Sarebbero necessari interventi di recupero e una migliore gestione da parte della società che cura la distribuzione dell’acqua a Roma (ACEA) per permetterne la conservazione. Recentemente (2009) sono cominciati lavori di valorizzazione da parte della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, nel territorio della quale il Ponte è situato.

Il tratto di strada oggi si chiama via degli Alberini, mentre la via Tiburtina attuale utilizza un ponte ottocentesco.
In un documento medioevale del 1244 apprendiamo che il ponte fu fortificato con l’aggiunta di torri che svolgevano anche il ruolo di posti di vedetta. Fu quindi occupato dagli Orsini i quali lo restituirono solo nel 1388.

In seguito si sviluppò intorno al nucleo del Carcere di Rebibbia, edificio penitenziario i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1938. L’espansione proseguì negli anni successivi per raggiungere le dimensioni attuali. L’ampliamento portò alla nascita del nuovo quartiere denominato “Casal de’ Pazzi “ o “Nuovo Rebibbia” lungo l’asse viale Kant- via Marx.

Altri quartieri gravitano nelle vicinanze di questa zona se ci spostiamo verso la contigua via Nomentana dirigendoci verso l’esterno di Roma: Talenti (asse Ugo Ojetti), Podere Rosa (via Podere Rosa), San Cleto e San Basilio (via Casale di San Basilio).

Il quartiere Podere Rosa sorge intorno agli anni ’40 come un insieme di case sparse. I quartieri di San Cleto e San Basilio risultano più periferici rispetto a Ponte Mammolo – Rebibbia.

I primi nuclei del quartiere di San Basilio, considerata borgata semirurale, risalgono agli anni 1928-1930, mentre quello di San Cleto è più recente (anni ’40)

Da via Casal de’ Pazzi verso il centro del quartiere, si ha notizia , in questo primo tratto della strada, della presenza di un antico mausoleo circolare romano ancora visibile nelle foto aeree del 1934 per poi essere demolito.

Da via di Ripa Mammea possiamo scorgere una Torre Medioevale a pianta rettangolare, in seguito riutilizzata come casale.

Su via Casal de’Pazzi possiamo prendere una strada sulla sinistra (via Ciciliano) che in confluenza con via Boroli ci porta all’importante giacimento pleistocenico collocato sulla sponda destra dell’Aniene.

Per via Bartolo Longo  ci porta al Carcere di Rebibbia e poi via Paternò di Sessa che ci conduce ad una delle entrate al Parco Regionale di Aguzzano dove proprio in coincidenza della fine di questa strada sono stati trovati i resti di una villa romana.

Tuttavia il parco risulta importante anche per la presenza dei casali. Superata via Paternò di Sessa prendendo via Galbani possiamo vedere, poco oltre via Benigni, l’antica Torre di Rebibbia nelle cui vicinanze è stata costruita un’isola ecologica con lago artificiale, dove è stato insediato un centro culturale.

Tra via Zanardini e la Nomentana si colloca il Casale de’ Pazzi che dà il nome alla strada in questione. Nelle vicinanze del casale sono state individuate alcune tombe a camera di epoca romana che sono state scavate all’interno di un banco di tufo.

Una necropoli più estesa è stata trovata a circa 300 metri ad est della torre di Rebibbia. Nel sito in questione è stato rinvenuto un colombario che risale all’età augustea, un sarcofago fittile e altre sepolture alla cappuccina che si collocano, invece, nel I-II secolo d.C.

Non lontani da questa area si trovano altre due ville romane poste nell’area del Parco fluviale dell’Aniene. La prima è visibile alla fine di via Tilli, mentre la seconda denominata villa di “Ripa Mammea” si colloca nel tratto finale di via Benigni nelle vicinanze del fiume Aniene e non lontani dalla via Tiburtina.

La villa di via Tilli si colloca in epoca tardo repubblicana. L’apertura di questa strada ha distrutto alcuni settori del complesso in questione. Attualmente sono visibili dei blocchi di tufo e i resti di un cunicolo appartenente ad una cisterna che si apre sul fianco della collina dove si colloca la villa. Nelle vicinanze del cunicolo sono visibili, al di sotto della vegetazione, i resti di una conduttura che doveva alimentare alcune settori della villa. La villa fu utilizzata fino al IV secolo d.C. , ma le strutture di epoca imperiale non sono più visibili. Gli scavi hanno permesso di mettere in evidenza non solo gli ambienti della villa, ma anche il reperimento di diverso materiale in ceramica.
La Villa di Ripa Mammea si colloca nello spiazzo sottostante alla confluenza di via Benigni e via Rech. I nuclei sono posti all’interno di una residenza privata ed attualmente sono visibili solo alcuni resti in opera reticolata. Si tratta di un complesso che risale al II secolo a.C. nel nucleo originario, ma che in seguito conobbe dei notevoli ampliamenti negli anni successivi. Sono stati rinvenuti nuclei a livello residenziale ed altri ad uso produttivo. Gli scavi hanno permesso di rinvenire mosaici, cisterne, e ambienti sotterranei. Sembra che la villa sia stata utilizzata fin oltre il III secolo d.C.

Casal Bertone

Casal Bertone è il nome della zona urbanistica 5a del V Municipio del comune di Roma. Si estende sul quartiere Q.VI Tiburtino.

Storia

Il quartiere nacque sul finire degli anni ’20 del XX secolo in una zona dell’allora Agro Romano caratterizzata da un’ampia collina, facente parte dei colli del Portonaccio, sulla quale sorgeva l’antico Casale o Vaccheria Bertone, che prendeva il nome forse dagli antichi proprietari o forse dal manto, detto bertone, dei cavalli che vi venivano allevati.

Nelle vicinanze era ancora tracciata una via risalente almeno al primo medioevo, il vicolo di Malabarba, che doveva il suo nome alla presenza di un oratorio con annesso un molino, la Mola di Santa Barbara.

Questa strada costituiva ciò che rimaneva del tratto suburbano della via Collatina, strada romana che collegava Roma con Collatia, cittadina che sorgeva nei pressi dell’attuale Lunghezza.

Nella zona inoltre era stata tracciata una via Militare, prevista dal Piano Regolatore del 1883, che prese il nome di via di Casal Bertone, e che avrebbe dovuto far parte di un complesso di strutture di difesa della città. La via Militare collegava la via Tiburtina a via Casilina percorrendo la valle della Marranella che in questa zona prendeva il nome di Fosso dell’Acqua Bullicante.

L’area era già delimitata dai tracciati ferroviari delle linee Roma – Ancona, Roma – Tivoli e Roma – Orte, e dalla Stazione Ferroviaria Prenestina a sud e Tiburtina a nord, costruite nell’ultimo ventennio dell’Ottocento a seguito dei lavori di ammodernamento della neo capitale del Regno d’Italia.

Inoltre vi erano sorti nello stesso periodo significativi impianti industriali.

Le prime costruzioni degli edifici avvennero a seguito dell’approvazione, nel 1926, di una variante al Piano Regolatore del 1909 di Edmondo Sanjust di Teulada, che prevedeva l’edificazione di case popolari, e vennero realizzate da privati o società statali quali le Ferrovie o la Società dei Tranvieri.

Le strade del nuovo quartiere, indicato inizialmente come Suburbio Tiburtino, presero il nome dai personaggi del Risorgimento e dell’Italia unita.

Nel marzo del 1944, durante la seconda guerra mondiale Casal Bertone venne colpito dai massicci bombardamenti alleati che interessarono molti quartieri popolari della città. Sebbene non vi furono vittime civili, il quartiere subì numerosi danni agli edifici. Uno di questi, parzialmente crollato, è stato visibile in via Baldissera fino al 2006 quando iniziarono i lavori di restauro e ricostruzione.

Ritrovamenti archeologici
Durante le indagini archeologiche preventive per la costruzione della TAV Roma-Napoli, avvenute tra il 21 maggio e il 22 giugno 2007, sono stati rinvenuti, a circa dieci metri sotto il livello stradale, i resti di una fullonica (conceria) del II-III secolo, estesi su un’area di circa 1000 m2, con 97 catini e 3 gigantesche vasche in cocciopesto per il contenimento di liquidi organici.
Sempre nei pressi, sono stati trovati anche i resti di un basolato largo circa 4 m, probabilmente appartenenti all’antica via Collatina, e una serie di 5 colombari, ossia tombe della tarda età repubblicana, due dei quali sono già stati portati alla luce evidenziando la presenza di cippi marmorei.

Casal de’ Pazzi

Casal de’ Pazzi è il nome della zona urbanistica 5h del V Municipio del comune di Roma. Si estende sul quartiere Q.XXIX Ponte Mammolo.

Storia

Deve il suo nome al casale che fu restaurato e dove vi abitò l’omonima famiglia nel Rinascimento dalla famiglia fiorentina dei Pazzi nel XV secolo.

Il casale, già preesistente, a quanto pare di origine ghibellina (a notare dalla merlatura delle torri), fu abitato dalla famiglia Pazzi all’incirca dal periodo della Congiura de’ Pazzi (circa dal 1474). La famiglia trasformò ed adeguò il casale, secondo le proprie esigenze ed i propri gusti sotto il pontificato di Sisto IV.

L’aspetto esterno è quello di un casale fortificato medievale-rinascimentale. Due torri, probabilmente torri di avvistamento, di altezza differente, una posta a nord, l’altra posta ad ovest, sono realizzate in tufello misto con selce. Delle finestre, una cornice marcapiano e merlatura ghibellina completano le torri.

Un edificio quadrangolare a due livelli racchiude il casale dal retro formando così un cortile interno sul cui centro è sito un pozzo marmoreo su cui vi sono delle raffigurazioni di cervi e fiori. Alcuni frammenti di sculture e brandelli di opere architettoniche sono conservati all’interno del casale.

Al XVI secolo risalgono, almeno a quanto pare a prima vista, il corpo di fabbrica e la torre sita a nord. All’inizio del XX secolo fu intrapreso un recupero del casale con susseguente restauro. Attualmente è utilizzato come villino signorile ad uso privato.

La zona tutto intorno a questo casale è abbastanza recente, sorta intorno agli anni anni ’80 ed è composta da palazzi e palazzoni in stile moderno.

IL GIACIMENTO PLEISTOCENICO DENOMINATO DI “VIA CASAL DE’ PAZZI.”
Nei pressi di via Casal de’ Pazzi, ma per esser e più precisi alla confluenza tra via Ciciliano e via G. Palombini fu scoperto nel 1981, mentre si stavano effettuando gli scavi per la costruzione di un collettore, un giacimento pleistocenico.

Gli scavi condotti fino al 1985 hanno permesso di individuare il corso dell’antico fiume Aniene ed oltre 2.000 reperti ossei appartenenti a mammiferi (elefante antico, bue, ippopotamo, cervo, daino, capriolo, lupo), uccelli acquatici e rettili. Tra queste citiamo le zanne, i denti, le costole e l’omero di un Palaeoloxodon (Elephans) antiqus.

Nello strato di tipo fluviale posto a maggiore profondità è stato rinvenuto un frammento di un cranio umano collocabile tra le forme arcaiche di “Homo sapiens” (fasi finali del Pleistocene medio).

 

San Cleto

Negli anni Cinquanta, la parrocchia di San Cleto, dedicata al terzo papa della chiesa cristiana Anacleto I, dà il nome alla omonima borgata, nata su lottizzazione abusiva (il lottizzatore di queste aree, fu l’avvocato Pace), tra il fosso di San Basilio e la via Nomentana. Senza un piano regolatore, senza strade, senza fogne né scuole, la borgata fu costruita specialmente da emigranti edili umbri e marchsigiani, immigrati
a Roma di recente che, pur non avendo la prescritta licenza edilizia, costruirono le loro case approfittando del tacito assenso dell’amministrazione capitolina.

San Cleto ospita i ruderi della torre del Coazzo e un casale del sec. XIII costruito su resti di un’antica villa romana.

Ruderi di Coazzo
I ruderi di Coazzo sono un sito archeologico con resti di edifici in rovina, presso il chilometro 10,200 della via Nomentana in una zona adibita a parco pubblico lungo la via Bernandini.

Descrizione
I resti di murature visibili sono da ascrivere ad un casale-torre del XIII secolo sorto su una preesistente villa romana. La struttura medioevale è stata realizzata con materiali riutilizzati provenienti da tombe, laterizi e blocchi di travertino, provenienti dalla zona limitrofa alla via Nomentana.
I “ruderi” comprendono un edificio conservato per circa 3 m circa d’altezza con 2 ambienti a volta e due tronconi della torre in opus mixtum.
Storia
La torre permetteva di controllare la via Nomentana all’altezza dell’odierno quartiere di San Basilio e fino a dove oggi sorge il Grande Raccordo Anulare. Nel 1428 era in possesso ai Frangipane, che vendettero metà del casale alla Basilica di San Pietro; quest’ultima, nel XVI secolo vendette la proprietà a Cola Iacobacci. Il toponimo di “Coazzo” potrebbe derivare da una storpiatura del nome della famiglia Iacobacci (scritto talvolta Jacobacci o Jacovazzi).

Rebibbia

Rebibbia è un’area urbana di Roma sita sulla via Tiburtina prima del Casale di San Basilio nella periferia nord-est della città.
Fa parte del quartiere Q.XXIX Ponte Mammolo.
Il nome richiama il casato del cardinale Scipione Rebiba, proprietario di una grande tenuta che costituiva l’attuale quartiere attorno a Ponte Mammolo.

Cominciata a costruire agli inizi del XX secolo, è costituita da case quasi completamente familiari composte principalmente da pochi piani e piccoli giardini, in stile quasi rurale.

Il Carcere
L’omonimo carcere è a forma pressoché quadrangolare con accesso da via Bartolo Longo e dalla via Tiburtina. È stato consegnato nel 1972, si tratta di un vero e proprio complesso, una piccola città. Dalla prima cinta, entro cui si trovano una mensa, un bar, uno spaccio alimentare, uno sportello bancario, un campo sportivo per gli agenti, palazzine di alloggi per il personale e al centro la palazzina centrale per gli uffici, si passa alla seconda cinta, quella dell’area della reclusione.
Rappresenta uno dei principali carceri italiani a livello di sicurezza e di reintegrazione nel sociale dei detenuti, grazie a piani di recupero molto specifici e accurati.

Archeologia

Sepolcri e magazzini di Via Tiburtina. Dei ruderi di un sepolcro sono siti presso un ristorante, mentre al chilometro 10,300 vi sono dei sepolcri di età imperiale al lato settentrionale e dei magazzini di età tardo repubblicana al lato meridionale della via stessa.

Casale di Rebibbia o de la Vannina.

È sito in via di Ponte Mammolo. È documentato dal VI secolo è posto su una rupe alla destra dell’Aniene. È composto di due edifici delimitati da un recinto con un cortile interno su cui si appoggiano degli edifici moderni. Una cornice marcapiano era una separatrice fra il corpo principale ed una torre ora inglobata in una struttura. Al recinto si addossa la cappella di San Giuseppe. Presso il casale vi sono delle cave di tufo sfruttate fino ai primi decenni del XX secolo.
Strutture antiche via Tiburtina. Delle strutture di servizio per la Via Tiburtina sono state trovate a Via Cannizzaro

Torre di Rebibbia

Torre di vedetta medioevale costruita sopra antiche sostruzioni di origine romana. Si trovava posta sulla confluenza del fiume Aniene e di una antica strada che da Ponte Mammolo raccordava la via Tiburtina con la Nomentana.

Marcigliana

Marcigliana è il nome della terza zona del comune di Roma nell’Agro Romano, indicata con Z.III.
Si trova nell’area nord del comune, a ridosso del confine con i comuni di Riano e Monterotondo.

Storia

Sono numerosi i reperti archeologici dei resti di una città con relativi complessi tombali. Sembra si tratti di Crustumerium, un’antica città del Lazio primitivo, che nella storia è ricordata, per il ratto delle Sabine, in lotta con Roma già al tempo di Romolo.

La città occupava la collina della Marcigliana Vecchia (sulla destra della Via Salaria, appena oltrepassato lo svincolo dell’Autostrada per Firenze) e quella contigua di Campogrande; era perciò in posizione dominante sul Tevere, e a scopo difensivo, sul lato che volge all’entroterra era limitata da un lungo avvallamento artificiale che doveva essere completato da un terrapieno.

Nel 380 a.C., quando l’abitato era stato già sostanzialmente abbandonato, nel territorio di Crustumerium le fonti antiche ricordano la terribile battaglia del fiume Allia (l’odierno fosso della Regina o fosso Maestro), dove i Romani combatterono contro i Galli guidati da Brenno e subirono una rovinosa sconfitta.

Anche in altri punti della collina sono riconoscibili i resti di una fortificazione di forma quadrata. Sulle alture vicine si ritrovano necropoli con tombe a grotticella e a camera, scavate nel periodo che va dall’VIII al V secolo a.C.. Sono inoltre visibili le tracce delle principali strade che univano la città di Crustumerium con le vicine Nomentum, Ficulea e Fidenae.

Successivamente, in epoca medioevale, si svilupparono gli insediamenti a fini agricoli e/o di pastorizia nel territorio, con la distribuzione in grandi ‘Tenute’ dell’Agro Romano comprendenti case padronali e alloggi per coloro che vi lavoravano, oltre che edifici per il ricovero del bestiame.

I nomi assunti dalle Tenute e dalle strade che le collegavano o le attraversavano erano per lo più legati ai possessori.

La Riserva Naturale Marcigliana 

E’un’area naturale protetta sita in provincia di Roma, tra i comuni di Roma, Fonte Nuova, Mentana e Monterotondo, tra via Salaria, via Nomentana, via della Marcigliana e via della Cesarina.
Esteso per oltre 4.000 ettari il paesaggio è rurale e composto da campi coltivati, spallette boscose e filari di alberi lungo le strade private.
In questo parco si trovano i fondi di Torre Madonna, Fonte di Papa, Massa, Ciampiglia Barberini, Ciampiglia Del Bufalo, Santa Colomba, Valle Ornara, Casal della Donna, Capitignano, Olevano, Cesarina, Capobianco, Sant’Agata e Coazzo; di quest’ultimo è visibile il casale presso l’incrocio di via della Cesarina con la Nomentana.
Lungo il tratto settentrionale di via di Tor San Giovanni è il casale di Tor San Giovanni, edificio medievale con torre.
In tutto il territorio considerato sono sparsi resti di età romana, in parte non visitabili perché gran parte del parco è di proprietà privata. Un vasto settore, corrispondente all’antica Tenuta Capitignano (detta poi Tor San Giovanni in quanto divenuta di proprietà dell’Ospedale di San Giovanni) è oggi di proprietà del Comune di Roma e vi ha sede la “Casa del Parco”. Un appezzamento di meno di 60 ettari, lungo Via della Marcigliana, è di proprietà demaniale e corrisponde al principale sepolcreto (Monte Del Bufalo, dalla famiglia Del Bufalo) dell’antica città di Crustumerium, il cui settore insediativo è ancora di proprietà privata (Duca Grazioli). L’abitato antico e il circondario (circa 500 ettari) sono assoggettati ad un provvedimento di stretta tutela archeologica.

Crustumerio

Fu un’antica città del Latium, oggi scomparsa.
Secondo gli storici antichi questa città si trovava a nord di Fidene, non molto distante dalla riva sinistra del Tevere, presso il fiume Allia. Mentre non esiste certezza sulla natura dei suoi abitanti che secondo i diversi autori erano originari dai Sabini o dai Latini o Falisci o addirittura dai Siculi.
La sua necropoli è stata individuata recentemente, negli anni settanta, nella zona a nord di Roma presso via della Marcigliana.
Publio Virgilio Marone ci descrive Crustumerio come una delle 5 città che fabbricarono le armi usate contro Enea. Livio ci da molte notizie sulla città che fu sottomessa da Romolo, e poi Tarquinio Prisco annesse definitivamente il suo territorio detto Agro Crustumino con la formazione della tribù clustumina.
Decadde dopo la distruzione di Veio nel IV secolo a.C.