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Borgata Tidei

La Borgatella Tidei, nata il 12 giugno 1955, è il luogo predestinato all’Apocalisse angelica.

La BORGATELLA TIDEI è un quartiere della periferia nordorientale di Roma, situato fra la Tiburtina e la Nomentana. E’ stato fondato il 12 GIUGNO 1955. E’ formato da 6 piccole vie: via Fossombrone (parte vecchia, fino al vecchio muretto), via Montecassiano (parte vecchia, fino ai campi di calcetto, dove un tempo c’era la marana), via Castelplanio, via Serravalle del Chienti, la stradina di via Monte San Vito e via Pollenza, la via Pollenza però di quando c’era solo il prato selvaggio e la scuola immersa nel verde.

 

 

 

Ponte Mammolo

Ponte Mammolo è il nome del ventinovesimo quartiere di Roma, indicato con Q.XXIX.
Si trova nell’area nord-est della città.
Il quartiere di Ponte Mammolo (per alcuni denominato quartiere Rebibbia in relazione alla Torre di Rebibbia e non tanto all’omonimo carcere) sorge a partire degli anni ’20 senza seguire piani preordinati dal punto di vista urbanistico.

La zona di Ponte Mammolo risulta importante per la presenza dei resti dell’antico ponte romano e del ponte moderno costruito da Pio IX come viene testimoniato dalle colonnine poste sul ponte. In questo quadrante bisogna segnalare anche la presenza del Casale de La Vannina o di Rebibbia e le contigue cave di tufo (Via di Ponte Mammolo).

Storia

Prende il nome dal ponte romano del V secolo, chiamato pons mammeus, forse da marmoreus. Altra ipotesi è che mammeus si riferisca a Giulia Mamea, la madre di Alessandro Severo.

I resti del ponte si trovano sull’Aniene, al IV miglio della via Tiburtina, lungo il vecchio percorso. Durante i periodi di magra del fiume sono ancora visibili i resti in tufo dei piloni che sostenevano il ponte, fatto saltare nel 1849, ma fu poi ricostruito, come lo conosciamo oggi, nel 1871 nel sito che si trova a 400 m. più a sud rispetto al vecchio ponte di epoca romana.
Sui piloni del ponte passa oggi l’acquedotto dell’Acqua Marcia. Sarebbero necessari interventi di recupero e una migliore gestione da parte della società che cura la distribuzione dell’acqua a Roma (ACEA) per permetterne la conservazione. Recentemente (2009) sono cominciati lavori di valorizzazione da parte della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, nel territorio della quale il Ponte è situato.

Il tratto di strada oggi si chiama via degli Alberini, mentre la via Tiburtina attuale utilizza un ponte ottocentesco.
In un documento medioevale del 1244 apprendiamo che il ponte fu fortificato con l’aggiunta di torri che svolgevano anche il ruolo di posti di vedetta. Fu quindi occupato dagli Orsini i quali lo restituirono solo nel 1388.

In seguito si sviluppò intorno al nucleo del Carcere di Rebibbia, edificio penitenziario i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1938. L’espansione proseguì negli anni successivi per raggiungere le dimensioni attuali. L’ampliamento portò alla nascita del nuovo quartiere denominato “Casal de’ Pazzi “ o “Nuovo Rebibbia” lungo l’asse viale Kant- via Marx.

Altri quartieri gravitano nelle vicinanze di questa zona se ci spostiamo verso la contigua via Nomentana dirigendoci verso l’esterno di Roma: Talenti (asse Ugo Ojetti), Podere Rosa (via Podere Rosa), San Cleto e San Basilio (via Casale di San Basilio).

Il quartiere Podere Rosa sorge intorno agli anni ’40 come un insieme di case sparse. I quartieri di San Cleto e San Basilio risultano più periferici rispetto a Ponte Mammolo – Rebibbia.

I primi nuclei del quartiere di San Basilio, considerata borgata semirurale, risalgono agli anni 1928-1930, mentre quello di San Cleto è più recente (anni ’40)

Da via Casal de’ Pazzi verso il centro del quartiere, si ha notizia , in questo primo tratto della strada, della presenza di un antico mausoleo circolare romano ancora visibile nelle foto aeree del 1934 per poi essere demolito.

Da via di Ripa Mammea possiamo scorgere una Torre Medioevale a pianta rettangolare, in seguito riutilizzata come casale.

Su via Casal de’Pazzi possiamo prendere una strada sulla sinistra (via Ciciliano) che in confluenza con via Boroli ci porta all’importante giacimento pleistocenico collocato sulla sponda destra dell’Aniene.

Per via Bartolo Longo  ci porta al Carcere di Rebibbia e poi via Paternò di Sessa che ci conduce ad una delle entrate al Parco Regionale di Aguzzano dove proprio in coincidenza della fine di questa strada sono stati trovati i resti di una villa romana.

Tuttavia il parco risulta importante anche per la presenza dei casali. Superata via Paternò di Sessa prendendo via Galbani possiamo vedere, poco oltre via Benigni, l’antica Torre di Rebibbia nelle cui vicinanze è stata costruita un’isola ecologica con lago artificiale, dove è stato insediato un centro culturale.

Tra via Zanardini e la Nomentana si colloca il Casale de’ Pazzi che dà il nome alla strada in questione. Nelle vicinanze del casale sono state individuate alcune tombe a camera di epoca romana che sono state scavate all’interno di un banco di tufo.

Una necropoli più estesa è stata trovata a circa 300 metri ad est della torre di Rebibbia. Nel sito in questione è stato rinvenuto un colombario che risale all’età augustea, un sarcofago fittile e altre sepolture alla cappuccina che si collocano, invece, nel I-II secolo d.C.

Non lontani da questa area si trovano altre due ville romane poste nell’area del Parco fluviale dell’Aniene. La prima è visibile alla fine di via Tilli, mentre la seconda denominata villa di “Ripa Mammea” si colloca nel tratto finale di via Benigni nelle vicinanze del fiume Aniene e non lontani dalla via Tiburtina.

La villa di via Tilli si colloca in epoca tardo repubblicana. L’apertura di questa strada ha distrutto alcuni settori del complesso in questione. Attualmente sono visibili dei blocchi di tufo e i resti di un cunicolo appartenente ad una cisterna che si apre sul fianco della collina dove si colloca la villa. Nelle vicinanze del cunicolo sono visibili, al di sotto della vegetazione, i resti di una conduttura che doveva alimentare alcune settori della villa. La villa fu utilizzata fino al IV secolo d.C. , ma le strutture di epoca imperiale non sono più visibili. Gli scavi hanno permesso di mettere in evidenza non solo gli ambienti della villa, ma anche il reperimento di diverso materiale in ceramica.
La Villa di Ripa Mammea si colloca nello spiazzo sottostante alla confluenza di via Benigni e via Rech. I nuclei sono posti all’interno di una residenza privata ed attualmente sono visibili solo alcuni resti in opera reticolata. Si tratta di un complesso che risale al II secolo a.C. nel nucleo originario, ma che in seguito conobbe dei notevoli ampliamenti negli anni successivi. Sono stati rinvenuti nuclei a livello residenziale ed altri ad uso produttivo. Gli scavi hanno permesso di rinvenire mosaici, cisterne, e ambienti sotterranei. Sembra che la villa sia stata utilizzata fin oltre il III secolo d.C.

Casal Bertone

Casal Bertone è il nome della zona urbanistica 5a del V Municipio del comune di Roma. Si estende sul quartiere Q.VI Tiburtino.

Storia

Il quartiere nacque sul finire degli anni ’20 del XX secolo in una zona dell’allora Agro Romano caratterizzata da un’ampia collina, facente parte dei colli del Portonaccio, sulla quale sorgeva l’antico Casale o Vaccheria Bertone, che prendeva il nome forse dagli antichi proprietari o forse dal manto, detto bertone, dei cavalli che vi venivano allevati.

Nelle vicinanze era ancora tracciata una via risalente almeno al primo medioevo, il vicolo di Malabarba, che doveva il suo nome alla presenza di un oratorio con annesso un molino, la Mola di Santa Barbara.

Questa strada costituiva ciò che rimaneva del tratto suburbano della via Collatina, strada romana che collegava Roma con Collatia, cittadina che sorgeva nei pressi dell’attuale Lunghezza.

Nella zona inoltre era stata tracciata una via Militare, prevista dal Piano Regolatore del 1883, che prese il nome di via di Casal Bertone, e che avrebbe dovuto far parte di un complesso di strutture di difesa della città. La via Militare collegava la via Tiburtina a via Casilina percorrendo la valle della Marranella che in questa zona prendeva il nome di Fosso dell’Acqua Bullicante.

L’area era già delimitata dai tracciati ferroviari delle linee Roma – Ancona, Roma – Tivoli e Roma – Orte, e dalla Stazione Ferroviaria Prenestina a sud e Tiburtina a nord, costruite nell’ultimo ventennio dell’Ottocento a seguito dei lavori di ammodernamento della neo capitale del Regno d’Italia.

Inoltre vi erano sorti nello stesso periodo significativi impianti industriali.

Le prime costruzioni degli edifici avvennero a seguito dell’approvazione, nel 1926, di una variante al Piano Regolatore del 1909 di Edmondo Sanjust di Teulada, che prevedeva l’edificazione di case popolari, e vennero realizzate da privati o società statali quali le Ferrovie o la Società dei Tranvieri.

Le strade del nuovo quartiere, indicato inizialmente come Suburbio Tiburtino, presero il nome dai personaggi del Risorgimento e dell’Italia unita.

Nel marzo del 1944, durante la seconda guerra mondiale Casal Bertone venne colpito dai massicci bombardamenti alleati che interessarono molti quartieri popolari della città. Sebbene non vi furono vittime civili, il quartiere subì numerosi danni agli edifici. Uno di questi, parzialmente crollato, è stato visibile in via Baldissera fino al 2006 quando iniziarono i lavori di restauro e ricostruzione.

Ritrovamenti archeologici
Durante le indagini archeologiche preventive per la costruzione della TAV Roma-Napoli, avvenute tra il 21 maggio e il 22 giugno 2007, sono stati rinvenuti, a circa dieci metri sotto il livello stradale, i resti di una fullonica (conceria) del II-III secolo, estesi su un’area di circa 1000 m2, con 97 catini e 3 gigantesche vasche in cocciopesto per il contenimento di liquidi organici.
Sempre nei pressi, sono stati trovati anche i resti di un basolato largo circa 4 m, probabilmente appartenenti all’antica via Collatina, e una serie di 5 colombari, ossia tombe della tarda età repubblicana, due dei quali sono già stati portati alla luce evidenziando la presenza di cippi marmorei.

Portonaccio

Attualmente con il toponimo di Portonaccio si intende, la porzione di territorio che si estende dal vallo ferroviario (fosso della Marranella),  fino a via dei Cluniacensi e via dei Durantini, confinando a sud-est con Casal Bruciato e a nord-est con Pietralata.

In realtà, quando il territorio era diviso in tenute (dal tardo medioevo fino agli inizi del secolo scorso), il settore sia a nord della via Tiburtina sia quello a sud rientravano nelle tenute di Pietralata.

Quella a sud della via Tiburtina, Pietralata dei Vittori poi dei d’Aste dalla metà del settecento prende il nome anche di Portonaccio, per la presenza di un antico grande arco diruto, di cui poteva vedersi un pilastro ancora negli anni settanta del secolo scorso addossato all’osteria detta appunto di Portonaccio.
Il nome di Portonaccio si conserva nel tratto di strada di collegamento con la via Prenestina, via di Portonaccio appunto, costruita nel 1891 come strada militare di raccordo delle vie consolari del settore orientale di Roma dall’Appia antica fino alla Batteria Nomentana. Il moderno quartiere è costituito da edifici intensivi che caratterizzano negativamente l’edilizia abitativa di questa parte della città. L’urbanizzazione selvaggia non tenne conto assolutamente delle numerosissime preesistenze archeologiche. Della vasta necropoli ai lati della consolare furono recuperati, presso via cave di Pietralata, soltanto tre sarcofagi di marmo ora al Museo Nazionale Romano. Lungo la via Tiburtina, già a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo, particolarmente fiorente fu l’attività estrattiva della pozzolana, dovuta soprattutto all’impulso urbanistico per Roma capitale: la pozzolana della vasta cava in galleria di Portonaccio del principe Torlonia raggiunse per ferrovia con partenza dalla stazione allora di Portonaccio ora Tiburtina addirittura anche altre regioni.

Già a partire dagli anni trenta del secolo scorso, sotto la spinta del governo Mussolini, la Tiburtina, dove era già presente la Chimica Aniene, si caratterizza come area industriale, vocazione che tuttora perdura. Vengono costruiti nel 1938 da Angelo De Paolis capannoni industriali per la lavorazione dell’acciaio, subito però trasformati in teatri di posa a seguito di una legge che vietava l’accentramento dell’industria pesante nella capitale.

Colpiti durante i bombardamenti aerei del 1943 furono ricostruiti e nel 1948 nasceva la De Paolis Industria Cinematografica Romana.

Nel 2004, in largo Beltramelli, è stato collocato un piccolo monumento in ricordo delle vittime del bombardamento dell’ultimo conflitto mondiale che colpì duramente, proprio per la presenza della De Paolis e della Stazione Tiburtina, il quartiere.
Tra via Ottoboni e via dei Cluniacensi ci concentrano resti monumentali di età romana ed edifici storici, mentre ormai non rimane quasi più nulla degli altri sepolcri che si disponevano lungo il lato meridionale della Tiburtina antica.

Una vasta villa il cui primo impianto di età tardo repubblicana (II-I sec. a.C.) raggiunse un particolare splendore, soprattutto nella prima età imperiale, si estende tra via Galla Placidia e via dei Cluniacensi. Da Marziale sappiamo dell’esistenza di una grande villa, posta tra il terzo e il quarto miglio della via Tiburtina, appartenuta al suo amico M. Aquilio Regolo. L’ubicazione, la particolare ricchezza e vastità della villa rendono plausibile la sua identificazione con quella ricordata da Marziale.

Il monumento, databile agli inizi del II secolo d. C., dopo anni di totale abbandono e uso improprio, è stato in parte restaurato e protetto con tettoie. Questi resti insieme allo scavo della via Tiburtina antica tra via Ottoboni e via Galla Placidia con la realizzazione del cosidetto Parco archeologico Tiburtino a partire proprio dalla Tiburtina avrebbero potuto e possono ancora, malgrado i dissennati interventi urbanistici, riqualificare un quartiere cresciuto nel segno della speculazione edilizia.

Monti Tiburtini

Monti Tiburtini è una delle zone del quinto municipio: da Ponte Lanciani, a via Filippo Fiorentini e alla via Tiburtina.
Dai modesti rilievi montuosi che si trovano nel Lazio, a est di Roma, prende il nome quest’area della Capitale. L’Aniene che li delimita a nord, li separa dai monti Lucretili; il Fosso d’Empiglione, li separa, a sud, dai monti Prenestini; mentre a est, è la valle del fiume Giovenzano (o Fiumicino), affluente dell’Aniene a separarli dai monti Ruffi. Essi, poi si sviluppano nel territorio dei Comuni di Vicovaro, Tivoli, Castel Madama.
La via omonima, che riguarda Roma, accoglie una stazione della linea metropolitana B.
Presso il Km 7 di via Tiburtina, all’angolo con via dei Monti Tiburtini, c’è una struttura muraria con direzione nord – sud in opera quadrata di tufo: ciò che rimane di una villa rustica, distrutta dalla cava di pozzolana.

Pietralata

Pietralata è il nome del ventunesimo quartiere di Roma, indicato con Q.XXI.
Il toponimo indica anche la zona urbanistica 5g del V Municipio.
Si trova nell’area nord-est della città.

Storia

Il nome del quartiere deriva dal latino pietra grande, a causa delle cave di tufo e altri materiali pietrosi.
Le vie più antiche del quartiere, quelle della vecchia borgata, prendono il nome di materiali di origine minerale o vegetale.

Nasce come una delle 12 borgate ufficiali, realizzate dal Governatorato di Roma per trasferirvi, tra il 1935 e il 1940, gli sfrattati degli “sventramenti edili” operati da Mussolini al centro di Roma, in particolare delle zone intorno al Campidoglio, via del Teatro di Marcello, Fori Imperiali, San Giovanni, Porta Metronia e di viale Castrense.
Attraversa varie fasi in particolare gli anni del fascismo con le casette da “sette lire”, chiamate così per via del loro costo, costruite in quel periodo prive di bagni, cucine ed acqua corrente.
Nel 1940, la borgata appariva come un grande prato rigoglioso punteggiato qua e là da nuclei di case bianche e rosa, a due piani; dovunque, poi, distese di campi coltivati dagli abitanti stessi della borgata. Erano circa duecento case ed era suddiviso in due zone, dai nomi di due grandi proprietà della zona: Pietralata Truzzi e Pietralata Ranucci.

A seguire, nel 1953, vengono sostituite le vecchie casette con abitazioni più moderne. A partire dal 1957, fino al 1964, i vecchi lotti vengono sostituiti dai palazzi.
Tutto questo s’intreccia con la profonda identità di borgata degli abitanti che, isolati dal contesto cittadino, trovarono nella Chiesa, che contribuì con la scolarizzazione, e nel Partito Comunista, con l’organizzazione politica e le lotte per la casa, le principali istituzioni di riferimento.

Negli anni cinquanta fino alla fine degli anni settanta frequenti erano gli allagamenti dovuti alla costruzione del piano stradale al di sotto del livello del vicino fiume Aniene.

Successivamente sono stati realizzati lavori che hanno rialzato il piano stradale. L’effetto di queste opere è tutt’ora visibile; infatti alcuni esercizi commerciali sono al di sotto di via di Pietralata e i primi piani delle case sono divenuti pian terreni.
Gli unici punti di aggregazione erano un solo cinema, il mercato con la sua piazza, la parrocchia e la Casa del Popolo costruita nel 1967.
All’inizio degli anni settanta si combatte ancora contro l’analfabetismo: c’è soltanto una scuola elementare, non esiste una scuola media né tanto meno una scuola superiore, ci sono i doppi turni e molti ragazzi interrompono presto gli studi.

Si accentua la distinzione tra la parte alta di Pietralata e la parte bassa (storica), sia dal punto di vista economico che da quello politico.

La borgata di Pietralata viene promossa nel 1961 da suburbio Nomentano a quartiere Pietralata.

Pietralata ha mutato il suo aspetto solo sul finire degli anni settanta quando la Giunta Luigi Petroselli ha iniziato a fare interventi sul territorio, ad esempio il già citato rialzo stradale di via di Pietralata nel dicembre del 1979.

Nel 1990 verrà inaugurata, nel quartiere, la linea B della metropolitana e in seguito l’Ospedale Sandro Pertini.

Nel 1998, recuperando i fondi rubati per la costruzione della metropolitana, la giunta dell’allora sindaco Francesco Rutelli promosse la costruzione di un piazza dove prima c’era una discarica di rottamazione, chiamata in primo momento Piazza Risarcimento in seguito alle proteste degli abitanti del quartiere, che la volevano intitolata a Pier Paolo Pasolini, venne chiamata Largo di Pietralata.

Inoltre sul suo territorio è presente la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina e il quartiere è servito da numerose linee di autobus.

Tiburtino Nord
Tiburtino Nord è il nome della zona urbanistica 5c del V Municipio del comune di Roma. Si estende sul quartiere Q.XXI Pietralata.

 

Casal de’ Pazzi

Casal de’ Pazzi è il nome della zona urbanistica 5h del V Municipio del comune di Roma. Si estende sul quartiere Q.XXIX Ponte Mammolo.

Storia

Deve il suo nome al casale che fu restaurato e dove vi abitò l’omonima famiglia nel Rinascimento dalla famiglia fiorentina dei Pazzi nel XV secolo.

Il casale, già preesistente, a quanto pare di origine ghibellina (a notare dalla merlatura delle torri), fu abitato dalla famiglia Pazzi all’incirca dal periodo della Congiura de’ Pazzi (circa dal 1474). La famiglia trasformò ed adeguò il casale, secondo le proprie esigenze ed i propri gusti sotto il pontificato di Sisto IV.

L’aspetto esterno è quello di un casale fortificato medievale-rinascimentale. Due torri, probabilmente torri di avvistamento, di altezza differente, una posta a nord, l’altra posta ad ovest, sono realizzate in tufello misto con selce. Delle finestre, una cornice marcapiano e merlatura ghibellina completano le torri.

Un edificio quadrangolare a due livelli racchiude il casale dal retro formando così un cortile interno sul cui centro è sito un pozzo marmoreo su cui vi sono delle raffigurazioni di cervi e fiori. Alcuni frammenti di sculture e brandelli di opere architettoniche sono conservati all’interno del casale.

Al XVI secolo risalgono, almeno a quanto pare a prima vista, il corpo di fabbrica e la torre sita a nord. All’inizio del XX secolo fu intrapreso un recupero del casale con susseguente restauro. Attualmente è utilizzato come villino signorile ad uso privato.

La zona tutto intorno a questo casale è abbastanza recente, sorta intorno agli anni anni ’80 ed è composta da palazzi e palazzoni in stile moderno.

IL GIACIMENTO PLEISTOCENICO DENOMINATO DI “VIA CASAL DE’ PAZZI.”
Nei pressi di via Casal de’ Pazzi, ma per esser e più precisi alla confluenza tra via Ciciliano e via G. Palombini fu scoperto nel 1981, mentre si stavano effettuando gli scavi per la costruzione di un collettore, un giacimento pleistocenico.

Gli scavi condotti fino al 1985 hanno permesso di individuare il corso dell’antico fiume Aniene ed oltre 2.000 reperti ossei appartenenti a mammiferi (elefante antico, bue, ippopotamo, cervo, daino, capriolo, lupo), uccelli acquatici e rettili. Tra queste citiamo le zanne, i denti, le costole e l’omero di un Palaeoloxodon (Elephans) antiqus.

Nello strato di tipo fluviale posto a maggiore profondità è stato rinvenuto un frammento di un cranio umano collocabile tra le forme arcaiche di “Homo sapiens” (fasi finali del Pleistocene medio).

 

Tiburtino III

Tiburtino III, ex borgata conosciuta con il nome di Santa Maria del Soccorso, è un zona del V Municipio del comune di Roma, situato nel quadrante est in prossimità di Colli Aniene e Pietralata.
Storia
Nasce come una delle borgate ufficiali di Roma verso la metà degli anni 1930. I confini erano via di Grotta di Gregna, piazza Santa Maria del Soccorso, via Tiburtina.
La borgata è stata successivamente inserita nel quartiere Q.XXII Collatino.
La zona è stata oggetto di una drastica ristrutturazione urbanistica avvenuta tra il 1981 e il 1990 fortemente voluta dalla popolazione residente.
Attualmente l’area del Tiburtino III nasconde le tracce della borgata ufficiale IACP costruita nel 1936 per dare alloggio a quota parte degli abitanti del centro storico sfrattati durante l’operazione di “risanamento” attuata tra il 1930 e il 1938 dal Governatorato di Roma.
Al Tiburtino III andarono in prevalenza gli abitanti della Ferratella (zona San Giovanni – Porta Metronia), via delle Botteghe Oscure, Borgo Pio.
Della vecchia borgata non resta che qualche edificio esemplare, mentre la semi totalità dei “lotti” popolari di color giallino pallido che disegnavano l’ambiente extraurbano sono stati abbattuti e sostituiti con edifici in linea di colore grigio, alti dai 4-8 piani, costruiti in cemento armato e tamponati con pannelli prefabbricati di gesso. Attualmente il quartiere è inglobato nel tessuto urbano di Roma, e ha perduto quei caratteri di riconoscibilità morfologica che sono propri delle 11 borgate ufficiali dello stesso periodo storico; in compenso la qualità degli alloggi è decisamente migliorata, in linea con lo standard contemporaneo